ne parliamo con:
Jean-Lèonard Touadi, parlamentare PD
Cecile Kashetu Kyenge, responsabile Forum provinciale immigrazione e cooperazione internazionale
Giorgio Bocca, circa trentacinque anni fa, disse che il Vietnam era ‘il nostro rimorso quotidiano’, il rimorso di un’ Occidente distratto che vedeva allora finire i suoi ‘Trenta Gloriosi’, la crescita economica che caratterizzò tutto il mondo occidentale dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Si potrebbe parafrasare la frase di Bocca all’Africa, alla sua situazione, che ormai si trascina da più di trent’anni: la regione dei Grandi Laghi, la cosiddetta Africa Mediana vede in questi giorni deflagrare una delle più gravi crisi mai avvenute dalla fine della Guerra Fredda. Nella regione del Kivu, nel nord-est del Congo le milizie irregolari del comandante tutsi ruandese Nkunda, con il tacito assenso del presidente ruandese Kabila hanno invaso l’area, ricchissima di materie prime quali oro, diamanti e soprattutto coltan, il minerale alla base della fabbricazione di telefoni cellulari, consolle per videogiochi, computer e altri prodotti ad alto contenuto tecnologico. Questo conflitto, che vede ancora una volta un Occidente distratto, lento e impacciato nell’intervenire (in Congo, un territorio grande quattro volte la Francia, sono presenti 17.000 caschi blu, per lo più forniti da nazioni povere ed instabili come il Bangladesh e il Pakistan N.d.A) è solo uno dei tanti che vede coinvolto questo disgraziato paese, attaccato anche da Uganda e Burundi, oltre che dal Ruanda, sempre per le sue risorse minerarie e naturali (come ad esempio il legname, presente nelle enormi foreste del paese) ma in questo caso c’è però una novità; non si tratta di un conflitto etnico, ma questa guerra, perché di guerra si tratta, è la prima nel post Guerra Fredda che vede coinvolte due dimensioni. In questa ‘geopolitica del caos’ , che vede il Congo, ma anche la Somalia e le altre nazioni dei Grandi Laghi impegnate in sanguinosi conflitti, si gioca una partita tutta interna al mondo occidentale: interessi francesi che si scontrano con quelli anglosassoni (con il terzo incomodo della Cina, che sta letteralmente colonizzando ampie parti dell’Africa, dall’Algeria al Sudan) e gli Stati Uniti che in quest’occasione si compromettono in prima persona. L’America vede nell’Africa Mediana un’area di enorme importanza geopolitica, da un lato per la guerra al terrorismo, dall'altro lato per gli interessi economici statunitensi è fondamentale controllare il golfo di Guinea ( solo quest’anno l’Angola ha prodotto la stessa quantità di petrolio del Kuwait N.d.A). Il Congo è al centro di questi interessi che scatenano una interminabile serie di conflitti, dal 1996, con la cosiddetta ‘somalizzazione del territorio congolese’ il governo controlla solo la capitale Kinshasa, mentre le altre regioni sono interamente controllate dai cosiddetti War Lord, che contrattano direttamente con le multinazionali e con questi proventi danno vita ad un florido mercato delle armi dando così vita ad una perversa economia di guerra. (In Congo, con 15 $ si acquista un kalashnikov N.d.A.). Che cosa può fare il PD a tutti i suoi livelli dirigenziali, dalla segreteria nazionale, all ultimo dei circoli? A livello nazionale, può cercare di creare qualche legame con la società civile congolese, in Parlamento sensibilizzare l’attuale governo affinché convochi una conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi (dopo anni di tragiche esperienze militari, deve essere chiaro una volta per tutte, che la soluzione militare non è più praticabile, anche perché ogni vittoria militare è solamente provvisoria) mentre a livello locale, la provincia, i comuni possono destinare la parte maggioritaria delle spese per la cooperazione internazionale (spese rese particolarmente esigue dopo i tagli agli Enti Locali dell ‘ultima finanziaria del governo in carica N.d.A) all'indirizzo di associazioni che operano sul territorio congolese, in particolare nella regione di Kivu. In tempi di crisi economica finanziaria globale, non è fuori luogo parlare del conflitto congo-ruandese, il Partito Democratico ha, più di ogni altro partito italiano (e lo dimostra il fatto che per ora è l'unico partito che ha firmato l appello che sostiene la causa del popolo congolese. Ci auguriamo che molti altri partiti lo seguano. N.d.A) i titoli per occuparsi di questi temi, si pensi solo all’internazionalismo che lo contraddistingue. A livello nazionale, locale, il Partito Democratico deve avere radici ben salde sul territorio ma non ignorare i flussi globali che caratterizzano la cosiddetta globalizzazione dei luoghi, delle persone e questa visone ‘glocal’ può essere utile anche per proporre politiche di integrazione e inclusione sociale per i migranti governando il fenomeno migratorio che caratterizza in maniera irreversibile questo periodo storico in Italia, fornendo un modello pedagogico e culturale alternativo a quello che purtroppo sembra si stia affermando in Italia da qualche anno a questa parte
Andrea Bortolamasi
L'addio a Miriam Makeba
di Eduardo Di Blasi - tratto da www-unita.it
Si è sentita male dopo aver salutato il suo pubblico al concerto conclusivo degli Stati Generali della Scuola di Castel Volturno, Miriam Makeba. Nella serata che voleva rendere omaggio anche a quei ragazzi africani caduti sotto i colpi della camorra nell’ultimo anniversario di San Gennaro, sopra un palco a Baia Verde, a pochi metri da dove fu ucciso l’imprenditore Domenico Noviello che si era opposto al racket. Sopra un palco cui qualcuno ha avuto anche l’ardire di chiedere il "pizzo" per l’allestimento.
Miriam Makeba, Mama Africa, non si è risparmiata neanche in questa occasione. Aveva la febbre da qualche giorno, ma ha cantato a piedi scalzi. È crollata al suolo subito dopo la fine dell’esibizione ed è stata trasportata in ambulanza alla clinica di Pinetamare.
I simboli sanno scegliersi le proprie battaglie. E Miriam Makeba, la donna che con la musica della sua voce e con la forza delle proprie idee ha combattuto l’apartheid nel proprio Paese, quella che ieri pomeriggio avanzava su una sedia a rotelle nel viale d’ingresso del centro Fernandes a Castel Volturno, è uno di quei simboli.
È arrivata sulla Domiziana per una data "speciale", fuori dal suo tour europeo, spinta dall’idea che razzismo e camorra si possano combattere restando tutti uniti. Lo ha detto anche qui, in una sala intitolata a Giovanni Paolo II, davanti a tante famiglie africane con tanti bambini italiani d’Africa: «Non bisogna camminare da soli, bisogna camminare insieme».
Il consolato generale del Sudafrica A seguito della improvvisa morte di Miriam Makeba, famosa cantante sudafricana e Ambasciatrice "Goodwill" (di buona volontà) dell'ONU, questo Consolato Generale del Sudafrica ha aperto un registro di condoglianze con le seguenti modalita':
Mercoledì12 e Giovedi' 13 novembre 2008: dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 14:00 alle ore 16:00
Venerdi' 14 novembre 2008: dalle ore 10 alle ore 13.presso la nostra sede in Vicolo San Giovanni sul Muro, 4 a Milano.
Coloro che non hanno la possibilita' di venire a Milano, possono inviare il proprio messaggio via e-mail a FerroniF@foreign.gov.za oppure via fax al numero 02 88585848.
OLOCAUSTO SILENZIOSO DEL POPOLO CONGOLESE
Modena 13 dicembre ore 21
Casa delle Culture
Via Wiligelmo, 80 - Modena
"......Non capisco perchè i paesi occidentali e gli stati uniti in particolare lascino fare Kagame nella Repubblica Democratica del Congo.....Non capisco perchè l'esercito patriottico ruandese massacra , saccheggia e violenta le donne nella Rdc e in Ruanda senza che il mondo reagisca. Non capisco questo silenzio che suona come incoraggiamento della comunità internazionale agli abominevoli crimini commessi da Kagame e dai suoi uomini..." CINTHIA MCKINNEY
L'ONU, incaricata dalla fine della seconda guerra mondiale, deve avere il coraggio di sottrarsi all'influenza esclusiva delle grandi potenze territoriali o finanziarie. Solo così i paesi del mondo saranno responsabili e solidali nella promozione della verità e della pace , vantaggiose per tutti. La comunità congolese in Italia ha deciso di reagire per sostenere la popolazione civile, vittima del silenzio degli onesti.
Aderisci anche tu alla nostra lotta per il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della popolazione dei Paesi dei Grandi Laghi. In allegato l'invito dell'incontro sulla repubblica Democratica del Congo.
L'episodio di Milano, in cui ha trovato la morte un ragazzo italiano di origine del del Burkina Faso, è uno dei tanti esempi in cui pericolosmanete troviamo violenza,paura,razzismo che la cronaca ci ha abituati a sentire negli ultimi tempi nel nostro Paese.
Il clima di paura e di intolleranza è in crescita in Italia, alimentato da una politica che istiga all'odio del diverso.
La diversità è una richezza che ogni paese dovrebbe riconoscere quale risorsa per lo sviluppo della sua società. L'Italia è uno dei paesi che attualmente usufruisce del fenomeno migratorio. La cura delle persone anziane e delle nostre abitazioni vengono affidati nella maggioranza dei casi ai migranti. Non sarebbe un contro senso affidare una parte così preziosa della propria vita a quelle persone che definiamo molto spesso "ladri e disonesti" semplicemente per il diverso colore della loro pelle?
Il gruppo immigrazione e cooperazione internazionale Provinciale condanna ogni episodio a sfondo razzista ed invita le autorità a fare piena luce sull'episodio.
Chiediamo che il governo possa rivedere la sua politica sull'immigrazione senza creare paure ed insicurezze infondate nei cittadini
che finiscono per degenerare in un clima di xenofobia.
Chiediamo inoltre che il governo possa coinvolgere nell'elaborazione delle leggi sull'immigrazione i nuovi cittadini attraverso uno strumento istituzionale che possa riconoscere loro il diritto di voto e di parola.Ogni politica dovrebbe essere accompagnata da un percorso d'integrazione che abbia alla base il rispetto della persona umana qualunque sia la sua religione,pelle o etnia.
Noi diciamo:
No alle logiche repressive e criminali
No alla disparità delle persone davanti alla legge
No alla morte civile dei migranti
Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia del ragazzo ucciso, sperando che simili episodi non si ripetano mai più in Italia
Immigrazione e nuova cittadinanza
Incontro alla Festa Democratica di Modena
Nel nostro futuro abbiamo le città plurali,da costruire insieme, questo potrebbe essere la frase che sintetizza l’incontro che presentava la Carta dell’integrazione svoltosi venerdì 5 settembre presso la Festa provinciale del PD di Modena. Gli ospiti della serata,moderata da Cecilè Kashetu Kyenge, responsabile del forum provinciale PD sull’immigrazione sono stati: Gianni Cavicchioli, assessore provinciale all’immigrazione, Atika Choukri, membro della consulta degli stranieri del comune di Modena, Marcella Lucidi ex sottosegretario agli interni del precedente governo Prodi e Walter Reggiani, presidente della Casa delle culture di Modena.
Quattro aggettivi, solidarietà, diversità, uguaglianza, emozione si sono rincorsi in tutti gli interventi degli ospiti partendo però da un punto fermo: accanto ai doveri che ogni migrante deve rispettare non è più eludibile il momento di fornire loro diritti come quello di voto amministrativo evocato anche da Veltroni (e il dibattito che ne è seguito ha dimostrato ancora di più, se ce ne fosse bisogno, la totale impreparazione di buona parte della classe politica italiana riguardo tutto ciò che rappresenta il fenomeno migratorio).
Nel suo ultimo libro, Attalì, ha ricordato come nel 2050, più di un miliardo e mezzo di persone vivranno in un luogo diverso da quello natio: in quest’ottica appaiono quanto meno provinciali e chiuse in sé stesse le politiche attuate dall’attuale governo di centro destra che ha sovrapposto immigrazione e sicurezza, mostrando il migrante solo come un problema, da sopportare più che da integrare, da tollerare piuttosto che da includere. Da qui le impronte ai bambini rom (a quando il triangolo marrone? N d. A.), la proposta di raddoppiare i giorni di permanenza all interno del CPT ( da 60 a 120), inasprimento della Bossi-Fini. Misure che aumentando la repressione aumentano le entrate irregolari (raddoppiate nei primi 100 giorni di governo) e spingono le persone all’invisibilità.
Stride in questo campo il percorso compiuto nei due anni di governo Prodi dove l’azione del Ministero degli Interni aveva spostato il suo baricentro, come ha ricordato Marcella Lucidi, su i dipartimenti di libertà civile e immigrazione lavorando con forza sul campo dei diritti non solamente sulla repressione. Inclusione sociale, multiculturalismo, integrazione, diritti, affiancati ai doveri, sono parole che devono trovare spazio nel dibattito sull’immigrazione, oggi in Italia cosi pesantemente regredito, anche perché, è inutile negarlo, il fenomeno migratorio rappresenta un trend storico incontrovertibile (a meno che non si voglia presidiare tutti i confini italiani con ronde e quant’altro) e può essere affrontato in due modi distinti: o lo si cavalca, come l’attuale maggioranza sta cercando di fare (cercando un consenso fondato sulle più torbide paure degli italiani, alimentando un clima di intolleranza diffusa) o lo si governa;un processo molto più complicato che deve agire su due livelli: uno ‘istituzionale’ concedendo ad esempio il voto amministrativo l’altro ‘culturale’ favorendo processi di reciproca conoscenza (esempio locale sono i vari progetti che sta portando avanti la Casa delle culture). L’Italia è un paese di giovane immigrazione straniera (i primi migranti comparvero proprio in queste terre, nella provincia di Reggio Emilia verso la fine degli anni settanta) ha quindi una grande possibilità offertole dalla ‘storia': evitare gli errori compiuti da altre nazioni (pensiamo all’”assimilazionismo francese”, che è stata tra le cause, seppur indirette del grave disagio scoppiato nelle banlieu) e proporre un proprio modello di integrazione che eviti le derive repressive attualmente in atto ed è un compito che spetta in primo luogo al PD. Il Partito Democratico sia a livello nazionale, che a livello locale, deve avere al suo interno uno spazio dedicato a questo tema e deve essere in grado di proporre una politica sull’immigrazione agli italiani totalmente differente dal centro destra proponendo il migrante come una risorsa e non come un problema.
I migranti africani e la cooperazione internazionale
Incontro alla Festa Democratica di Modena
Riassumere in poche righe l’incontro avvenuto domenica 31 agosto alla Festa provinciale del PD di Modena è impresa ardua, sia per i contenuti da esso proposti, sia per le emozioni suscitate al pubblico che riempiva la sala Rossa. I protagonisti di questo dibattito dal titolo “I migranti africani e la cooperazione internazionale”sono stati: Felix Kwame, segretario del Movimento degli Africani di Roma, Bridget Yorgure rappresentante del MOSOP e coordinatrice del centro donna interculturale di Rovigo, Cecile Kashetu Kyenge responsabile provinciale PD immigrazione e cooperazione internazionale, Luciano Vecchi responsabile politiche internazionali PD, Patrick Umoh, presidente associazione cattolica africana.
Nelle due ore e mezza di dibattito sono stati toccati molti argomenti riguardanti il ruolo della Diaspora come veicolo di sviluppo dei paesi africani, il ruolo dei migranti nei paesi d’accoglienza, la cooperazione internazionale e il suo ruolo nella politica del PD. Prima dell’incontro soni stati proiettati due filmati, uno sull’esperienza della Diaspora africana, l’altro sulla situazione geopolitica nella Nigeria, con particolare attenzione ai conflitti nel Delta del Niger da anni in preda ad una colossale corsa all'“oro nero” da parte delle multinazionali europee e americane, che speculano sulla pelle degli abitanti locali.
Proprio la Diaspora africana, il suo percorso e le sue future strategie sono stati il primo argomento trattato nella serata, essendo presenti due responsabili della Diaspora in Italia. La Diaspora, creazione dell’Unione Africana, rappresenta la sesta regione del Continente Nero e raccoglie in tutti i continenti i migranti africani che per scelta o per necessità (si pensi all enorme numero di rifugiati) sono stati costretti ad abbandonare il loro paese d’origine. Il percorso da loro intrapreso all’interno della Diaspora avallato dall’Unione Europea, dalle principali istituzioni finanziarie mondiali dovrà portare ad un maggior ruolo nei paesi d’accoglienza dei migranti africani, che costituendosi in Diaspora come soggetto autonomo hanno la possibilità di far sentire la loro voce. Il secondo video come ricordavamo precedentemente, ha avuto per oggetto la Nigeria e il suo delicato equilibrio sociopolitico. L’Unione Europea, ha ricordato Luciano Vecchi, da anni impegnato come europarlamentare a scardinare i privilegi delle multinazionali, può giocare un ruolo fondamentale tra una Cina sempre più aggressiva e il governo locale (spesso retto da militari) che in cambio di concessioni, prestiti, chiude un occhio (a volte entrambi) su violazioni delle più elementari norme e diritti civili.
La chiusura dell’incontro è stata affidata a Vecchi che ha ricordato l’importanza che il PD dedica alla cooperazione internazionale, importanza in stridente contrasto con le ultime politiche dell’attuale governo di centrodestra che ha pesantemente tagliato i già esigui fondi alla cooperazione internazionale. Serate come queste e la folta presenza di pubblico ci hanno ricordato quanto invece sia importante, conoscere realtà che magari ci appaiono lontane ma sono più vicine di quanto ci sembrano: la cooperazione internazionale e l’immigrazione sono parte centrale del programma del PD anche in vista delle prossime elezioni amministrative e rappresentano un altro campo decisivo in cui costruire un’alternativa anche a livello nazionale all’attuale maggioranza di centro destra
La conferenza di Pace a Goma vede per la prima volta impegnato in un processo di dialogo alla ricerca della pace la regione del Nord e quella del Sud. Manifestazioni di sostegno si sono svolte negli ultimi giorni, in tutti i capo luoghi del Paese dal Nord al Sud. La comunità ecclesiastica ha individuato cinque punti da portare all’ODG nella speranza che si possa trovare una soluzione :
Un intervista a Filip Reyntjens sulla crisi della regione dei grandi laghi.- Il documento svela i misteri e gli intrighi dell’assassinio del Presidente Habyarimana e l’inizio del genocidio ruandese. Cinque domande per mettere a nudo la personalità del Presidente Kagame e l’identità dei suoi sostenitori.
Si è svolto il giorno 11 gennaio a bruxelles una marcia per protestare contro gli epa’s CHE DOVEVANO ENTRARE IN VIGORE DAL 31 DICEMBRE 2007. Attualmente l’UE ha deciso di rinviare l’entrata in vigore di tali accordi, in seguito alla richiesta dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) che chiede un adeguamento conforme alle norme del commercio internazionale.