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Il bollettino della Cooperazione internazionale dei DS di Modena

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Noi e gli altri

Una riflessione di Nora Sigman

Cara Cécile, mi avevi chiesto di scrivere un articolo sulle elezioni in Argentina e io ti rispondo con un commento sul tema che in questi giorni mi ha colpito di più.
La scelta risponde al mio stato di animo: la mia testa non pensa alle identità nazionali, che ci sono, ma all’interpretazione che in questo momento se ne sta facendo, temo di essere di fronte ad una nazione che sembra di voler recuperare la sua identità, la sua unità e sicurezza espellendo i “nemici”.Questo mio timore non è baladì, trova la sua origine nei fatti di questi giorni – e non solo - che hanno trasformato il dolore, l’indignazione per un assassinio terribile in un’altra crudeltà, quella di fare pagare ad un popolo le colpe di un individuo e i mali di una congiuntura storica.
La gente ha paura e ne ho anche io, paura e disagio perché ho la sensazione di vivere un momento della storia dell’umanità dove regnano l’intolleranza e l’irrazionalità.
Alcuni anni fa’ ho scelto di diventare cittadina italiana. Lo feci perché mi rendeva più facile la vita pubblica, ma anche perché mi ero affezionata a questo paese che aveva saputo accogliermi con affetto. Sapevo di essere una privilegiata, ma ero orgogliosa della mia doppia appartenenza e, dal mio piccolo, lottavo perché a Modena prendesse l’egemonia una tradizione di solidarietà, così presente in molti dei suoi abitanti, e perché questa solidarietà si allargasse a tutti quelli stranieri, amici e non, che arrivavano a questa città alla ricerca di un futuro migliore.
E avevo fede in questa città, mi aveva regalato una rappresentazione della società e dei rapporti umani che nel mio paese non avevo conosciuto. Oggi ho paura, non so come abbiano reagito i diversi cittadini modenesi nei confronti degli ultimi fatti e ho timore di confrontarmi.
Non so fino a quanto questo timore, questa sensazione orribile, questa voglia di piangere che ho avuto venerdì sera mentre vedevo alla televisione immagini orrende e sentivo delle parole ancora più brutte non siano legate al mio essere straniera. Credo di no, almeno non soltanto, le immagini che mi apparivano erano più lontane, erano legate agli orrori dei racconti della mia infanzia.
Pochi lo sanno, ma sono d’origine ebrea e sono cresciuta ascoltando i racconti della mostruosità della Shoah. Nella mia casa e in quella dei miei amici si parlava della terribile sensazione che ha un essere umano quando viene giudicato, maltrattato, torturato per appartenere ad una ‘etnia’.
Venerdì sera, l’ ebreo, il rumeno, lo straniero senza lavoro, l’albanese si confondevano nella mia testa. Se sto esagerando, ma non lo credo, mi scuso, ma ho bisogno di parlare e perciò chiedo a voi della Cooperazione Internazionale, all’Arci, alla Casa della Cultura, alla Casa della Pace di discutere questi argomenti, di aiutarci a chiarire le idee e allo stesso tempo vi chiedo di diventare, un’altra volta, portavoce di questa tradizione solidale che ha segnato l’identità modenese.

 

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